Susanne Kraißer

Meine bildhauerische Entscheidung für die figurative Darstellung von Frauen verortet mich automatisch in einer langen Tradition figürlicher Bildhauerei, mit der ich mich bewusst und unbewusst auseinandersetze. Fernab von antiker Allegorie oder aktuellem Hyperrealismus bilden meine Bronzeplastiken weder individuelle Personen noch ein offensichtliches Handeln ab.

 

Sie sind keine Abbilder oder Illustrationen, sondern entstehen zum reinen Selbstzweck. Subtilen Nuancen schenke ich wie selbstverständlich die Hauptrolle und mache so sichtbar, was oft nicht gesehen wird. Ich erschaffe damit eigenständige Wesen fernab jeglichen aktuellen Diskurses. Sie sind in ihrem souveränen Sein sie selbst, nicht mehr und nicht weniger.

 

Inhaltlicher Schwerpunkt meiner Arbeit ist das Aufzeigen und Vereinen von Polaritäten wie Fragilität und Masse oder Passivität und Aktivität. Ich setze mich mit den Themen Schönheit und Objekthaftigkeit, Autarkie und Selbstbestimmung, einem Feminismus zwischen „femme fatale“ und „männlich“ auseinander. Die Bronzen stellen Verletzlichkeit und Versehrtheit offen und selbstverständlich dar, strahlen in ihrer Präsenz zugleich Klarheit und Geheimnis aus.

 

Der verwischten Silhouette gebe ich den Anschein von Schärfe. In dieser Andeutung liegt meine Präzision: Polarität, Labilität und Stärke vereine ich in ihrer Widersprüchlichkeit und Perfektion. Formal klar durchdeklinierte Raumkonstruktionen schaffen den äußeren Rahmen für das nicht Sichtbare, das nicht Greifbare.

 

Ich bin immer auf der Suche nach der präzisen Linie, der eindeutigen Geste, der angemessenen Körper-Architektur und den perfekten Worten.

La mia scelta scultorea per la rappresentazione figurativa del corpo femminile mi colloca automaticamente all’interno di una lunga tradizione della scultura figurativa, con la quale mi confronto consapevolmente e inconsapevolmente. Lontane sia dall’allegoria antica sia dall’iperrealismo contemporaneo, le mie sculture in bronzo non raffigurano né persone individuali né un’azione evidente.

Non sono copie o illustrazioni, ma nascono come fine a sé stesse. Do naturalmente un ruolo centrale alle sfumature più sottili, rendendo così visibile ciò che spesso non viene visto. Creo in questo modo entità autonome, lontane da qualsiasi discorso contemporaneo. Nel loro essere sovrano, sono semplicemente sé stesse, né più né meno.

Il fulcro concettuale del mio lavoro è mostrare e unire polarità come fragilità e massa, oppure passività e attività. Mi confronto con temi quali la bellezza e l’oggettualità, l’autarchia e l’autodeterminazione, e con un femminismo sospeso tra “femme fatale” e “maschile”. Le sculture in bronzo mostrano vulnerabilità e ferite in modo aperto e naturale, irradiando al contempo, nella loro presenza, chiarezza e mistero.

Alla silhouette sfumata conferisco un’apparenza di nitidezza. In questa allusione risiede la mia precisione: unisco polarità, instabilità e forza nella loro contraddizione e perfezione. Strutture spaziali formalmente chiare e rigorosamente articolate creano il contesto esterno per ciò che non è visibile, per ciò che non è tangibile.

Sono sempre alla ricerca della linea precisa, del gesto inequivocabile, dell’architettura corporea adeguata e delle parole perfette.